Ogni stagione si ripete lo stesso copione. Una squadra perde quattro partite su cinque, la società esonera l'allenatore, il nuovo arriva e vince subito. Giornali e tifosi concludono che il cambio ha funzionato: "la scossa".
A volte è vero. Ma questo copione ha un problema che quasi nessuno guarda: dopo cinque partite pessime, quasi ogni squadra migliora, con o senza esonero. Per sapere quanto vale davvero un cambio in panchina non basta guardare cosa succede dopo: bisogna confrontarlo con cosa sarebbe successo senza.
Lo abbiamo misurato su 660 cambi di allenatore a stagione in corso nei cinque maggiori campionati europei, dal 2009-10 al 2025-26.
Il rimbalzo che arriva comunque
Prendiamo una squadra di metà classifica che di solito fa 1,3 punti a partita. Per cinque partite ne fa 0,6: un palo, un rigore contro all'ultimo minuto, un paio di infortuni. Una parte di quel crollo è un problema vero, una parte è sfortuna. E la sfortuna, per definizione, non dura.
Nelle cinque partite successive, quella squadra tornerà verso il suo livello normale. Gli statistici lo chiamano regressione verso la media. Non serve nessun intervento: succede da solo, perché il periodo brutto era in parte casuale.
Il guaio è che le società esonerano proprio nel punto più basso. Quindi il rimbalzo che arriva comunque finisce per essere attribuito al nuovo allenatore.
Come abbiamo misurato
Abbiamo preso tutti i cambi di allenatore a stagione in corso dalle tabelle delle pagine di stagione di Wikipedia in inglese, e i risultati di ogni partita da football-data.co.uk. Abbiamo escluso i cambi estivi, le fine di un interim (fanno parte del cambio che le ha aperte) e i cambi con meno di cinque partite prima o dopo nella stessa stagione. Ne restano 660, di cui 561 esoneri veri e propri.
Per ogni cambio abbiamo cercato le squadre che, nello stesso campionato, erano nella stessa identica crisi ma hanno tenuto l'allenatore: stessi punti nelle ultime cinque partite, media punti stagionale quasi uguale, stesso momento della stagione. Sono il nostro gruppo di controllo: per il cambio tipico ne abbiamo trovate più di quaranta, su oltre 43.000 situazioni possibili.
Abbiamo scritto queste regole prima di guardare i risultati e le abbiamo pubblicate insieme al codice. Più sotto raccontiamo anche dove abbiamo sbagliato la prima volta.
Primo risultato: il rimbalzo c'è, ma il cambio ne spiega poco

Nelle cinque partite prima del cambio le squadre fanno 0,66 punti a partita. Nelle cinque dopo ne fanno 1,22. Quasi il doppio: è il numero che alimenta il mito della scossa.
Ma le squadre nella stessa crisi che hanno tenuto l'allenatore, nello stesso arco di partite, sono passate da 0,66 a 1,13. Un miglioramento di 0,47 punti a partita, senza cambiare niente.

La differenza fra i due gruppi è l'effetto vero del cambio: +0,09 punti a partita, con un intervallo di confidenza al 95% fra +0,04 e +0,14. Allargando a dieci partite il numero è quasi identico: +0,08, fra +0,04 e +0,11.
In parole semplici: circa l'84% del miglioramento sarebbe arrivato comunque. Il nuovo allenatore aggiunge qualcosa, ma poco: meno di un punto ogni dieci partite.
Il grafico mostra anche un'altra cosa. La curva delle squadre che cambiano scende fino a 0,26 punti nell'ultima partita prima dell'esonero: la decisione arriva quasi sempre subito dopo una sconfitta, cioè nel punto più basso possibile. Anche abbinando i controlli sul risultato dell'ultima partita, l'effetto resta lo stesso (+0,08).
Due controlli ulteriori. Il calendario dopo il cambio è identico fra i due gruppi: gli avversari hanno la stessa forza media e le partite in casa sono la stessa quota, il 50%. Il risultato non dipende quindi da un calendario più facile. E guardando solo gli esoneri, escludendo dimissioni e addii consensuali, l'effetto è praticamente lo stesso: +0,10.
Campionato per campionato

| Campionato (cambi) | Effetto | Intervallo 95% |
|---|---|---|
| Serie A (178) | +0,11 | +0,02 / +0,19 |
| Premier League (110) | +0,07 | −0,05 / +0,19 |
| Liga (150) | 0,00 | −0,10 / +0,09 |
| Bundesliga (119) | +0,17 | +0,06 / +0,28 |
| Ligue 1 (103) | +0,13 | 0,00 / +0,24 |
| Tutti (660) | +0,09 | +0,04 / +0,14 |
L'effetto è in punti a partita rispetto alle squadre che tengono l'allenatore. La Serie A è il campionato con più cambi in assoluto, 178 in diciassette stagioni, e l'effetto è in linea con la media. Le differenze fra campionati vanno lette con cautela: con cento-centocinquanta cambi a testa gli intervalli sono larghi e si sovrappongono quasi tutti. Nel grafico le barre più chiare sono quelle in cui l'effetto non si distingue da zero.
Cosa dice la ricerca
Non siamo i primi a guardare questa domanda. Nel 2012 due economisti dell'Università della Calabria, Maria De Paola e Vincenzo Scoppa, hanno pubblicato sul Journal of Sports Economics uno studio sulla Serie A con un metodo simile al nostro, il confronto con squadre comparabili. La loro conclusione è che il cambio di allenatore non ha effetti misurabili sui punti a partita.
Il nostro numero è leggermente più favorevole al cambio. Usiamo stagioni più recenti e cinque campionati invece di uno. Ma la sostanza è la stessa: la gran parte di quello che sembra l'effetto del nuovo allenatore è un rimbalzo che sarebbe arrivato comunque.
Dove abbiamo sbagliato la prima volta
Lo raccontiamo perché è il modo migliore per capire quanto questi studi siano delicati.
Nella prima versione dell'analisi avevamo definito il gruppo di controllo come le squadre che non cambiano allenatore né prima né nelle dieci partite successive. Sembra ragionevole. Non lo è.
Una squadra in crisi che continua a perdere, di solito, esonera l'allenatore poche settimane dopo. Con quella regola usciva dal gruppo di controllo, e restavano solo le crisi che si erano risolte da sole. Il risultato era un gruppo di controllo troppo bravo e un effetto del cambio pari a zero: −0,02 punti a partita.
Ce ne siamo accorti guardando le quote: quei controlli battevano le previsioni dei bookmaker di un decimo di punto a partita, cosa che un mercato normalmente preciso non permette. La regola corretta guarda solo il passato: una squadra conta come controllo se fino a quella partita non ha cambiato allenatore, e quello che succede dopo, anche un esonero, fa parte del suo risultato. La correzione è documentata nel codice, e la vecchia versione si può ancora riprodurre.
La lezione vale per chiunque legga statistiche di questo tipo: lo stesso dato può dire "zero" o "+0,09" a seconda di come si sceglie il termine di paragone. Se uno studio non dice chiaramente con chi confronta, non sa cosa sta misurando.
Seconda parte: cosa fanno le quote
Se il pubblico crede alla scossa, ci si potrebbe aspettare che anche le quote ci credano: che dopo un esonero la squadra venga data più favorita di quanto meriti. Lo abbiamo verificato sulle quote di chiusura delle stagioni dal 2019-20 al 2025-26, le uniche per cui football-data le pubblica: 266 cambi.
Per ogni partita abbiamo trasformato le quote medie di mercato in probabilità, tolto il margine, e calcolato quanti punti il mercato si aspettava dalla squadra: tre volte la probabilità di vittoria più quella di pareggio.
Il mercato non crede al nuovo allenatore

Il dato più interessante arriva prima del cambio. Nelle cinque partite precedenti all'esonero, le squadre facevano 0,65 punti a partita, ma le quote se ne aspettavano 1,21. Il mercato considerava la crisi in gran parte sfortuna e continuava a valutare la squadra per quello che era.
Dopo il cambio la valutazione non si muove: 1,21 punti attesi prima, 1,21 dopo. Nessun premio per il nuovo allenatore. E le squadre ne fanno 1,19, esattamente quanto previsto: lo scarto fra punti fatti e punti attesi è −0,01, con un intervallo fra −0,07 e +0,05. Rifacendo il confronto con le quote di Pinnacle, il bookmaker considerato più preciso, la conclusione non cambia.
In altre parole: i bookmaker avevano già previsto il rimbalzo prima che arrivasse, e non hanno dato nessun credito in più al cambio in panchina. Avevano ragione.
L'effetto vero, a parità di valutazione
Le quote ci dicono anche un'altra cosa, meno comoda. A parità di punti fatti, il mercato valutava le squadre che esonerano più forti delle squadre di controllo: 1,21 punti attesi contro 1,10. È logico: esonera più spesso una squadra con ambizioni che sta andando male, ed è quella che ha più margine per risalire da sola.
Se abbiniamo i controlli anche sulla valutazione del mercato prima del cambio, l'effetto del nuovo allenatore scende da +0,08 a +0,05 punti a partita, con un intervallo fra −0,04 e +0,12, e non è più distinguibile da zero. Questa verifica l'abbiamo decisa dopo aver visto i dati, e lo dichiariamo. La lettura onesta è che l'effetto vero del cambio sta fra zero e un decimo di punto a partita.
E scommetterci?

Abbiamo calcolato cosa sarebbe successo puntando 1 euro sulla vittoria della squadra appena cambiata in ciascuna delle cinque partite successive, alle quote di chiusura di Bet365. Il ritorno medio è −13,2%, con un intervallo fra −20,6% e −5,4%.
Il margine del bookmaker, da solo, ne spiega il −5,8%. Il resto non è distinguibile dal caso: puntare sulle squadre nella stessa crisi che hanno tenuto l'allenatore dava un risultato quasi identico, −12,3%. Sulla sola prima partita del nuovo allenatore il conto è −19,8%, contro −19,9% delle squadre di controllo.
Non c'è quindi una trappola specifica del nuovo allenatore: c'è un mercato che prezza correttamente queste squadre, e un margine che si paga sempre. Questi numeri descrivono cosa è successo nel passato e non sono un'indicazione di gioco.
Limiti di questo studio
- La data del cambio viene da Wikipedia. Abbiamo controllato a campione casi noti, ma su 660 eventi qualche data può essere imprecisa di un giorno. Se un esonero arriva il giorno di una partita, quella partita conta come "prima".
- Guardiamo i punti, non il gioco. La differenza reti migliora un po' di più dei punti (+0,19 di differenza reti a partita rispetto ai controlli), e il nuovo allenatore potrebbe incidere su cose che cinque o dieci partite non mostrano.
- È una media. Dice che il cambio di allenatore, in media, vale poco. Non dice che nessun cambio abbia mai funzionato: ci sono casi in cui un allenatore nuovo ha cambiato la stagione, e altri in cui l'ha peggiorata.
- Non sappiamo cosa sa la società. Una dirigenza può esonerare perché vede problemi nello spogliatoio che i risultati non mostrano ancora. In quel caso il confronto con chi non esonera sottostima il valore del cambio.
- La parte sulle quote copre solo sette stagioni e 266 cambi: abbastanza per vedere un errore grande del mercato, non per escludere errori molto piccoli.
Il codice e i dati
Le regole dello studio, scritte prima di guardare i risultati e aggiornate con la correzione, il codice e i risultati completi sono pubblici:
github.com/Marco-Landi/esoneri-allenatori-study
Lo script scarica i risultati da football-data.co.uk e le pagine di stagione da Wikipedia, ricostruisce tutti i cambi e ripete l'analisi da capo. I dati grezzi non sono inclusi: appartengono alle fonti originali e lo script li recupera da lì.
Se trovate un errore, è pubblico apposta.
In sintesi
Dopo un esonero una squadra fa in media quasi il doppio dei punti. Ma l'84% di quel miglioramento arriva anche alle squadre nella stessa crisi che tengono l'allenatore. Il merito del nuovo allenatore è di circa un decimo di punto a partita, forse meno.
I bookmaker lo sapevano già: prima dell'esonero valutavano quelle squadre molto meglio dei loro risultati, e dopo il cambio non hanno aggiunto niente. La prossima volta che leggete di una "scossa" dopo un cambio in panchina, la domanda giusta non è se la squadra ha vinto, ma se avrebbe vinto lo stesso.


